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Sotto la pioggia

“Avrei voluto aspettarti sotto la pioggia.”

“Perchè?”

“Così è più romantico.”

“Mi piacciono anche le giornate di sole se è per questo.”

“Si ma non è la stessa cosa, dopo un litigio averti aspettato sotto la pioggia avrebbe dato un maggior senso drammatico al mio pentimento.”

“A chiaro, beh pensa un po’, c’è il sole e ti tocca chiedermi scusa sul serio, anziché cercare di impietosirmi con la menata che ti sei bagnato tutto aspettandomi.”

“A beh guarda un po’ allora che a volerla vedere tutta si litiga sempre in due eh, pensi che sia sola colpa mia? Anche tu hai fatto la tua parte.”

“Ooooo scusami se mi sono incazzata dopo che mi hai urlato dietro un’ora per motivi immaginari.”

“TI SEMBRA UN MOTIVO IMMAGINARIO??”

“Bhe non lo so, prova a spiegarmelo a parole tue.”

“..ALLORA in primo luogo… sappi…. uhmmm… dicevo… per me è molto importante che…… sigh…. ok hai ragione tu.”

“Lo so, scemo.”

Un primo bacio, leggero, come a dire: “ascia da guerra seppellita, ma ti tengo d’occhio.”

“Dai scemo, andiamo a fare due passi.”

Camminiamo in silenzio. Poi qualche chiacchera, sto sbagliando qualcosa, è più seccata di prima.

“….”

“Cosa c’è?”

“…”

Vagliamo le ipotesi: abbiamo litigato, rimasugli. Scordato anniversario, no. Frase offensiva detta senza accorgersi, possibile. Vuole lasciarmi…. oddiosperiamodino, ma quindi cosa posso dire che… dire, dire….

Che scemo.

“Hey.”

“Si?”

La bacio. Una volta, due volte. Leggermente, intensamente. Mi fermo, sorrido. Sorride.

Inizia a piovere. Parecchio.

“Cazzo.”

“Corriamo!”

Corriamo, strada bianca non più così bianca, una vecchia cascina, siamo salvi.

“Sembra non ci sia nessuno.”

Ci asciughiamo un po’, piove a dirotto. Mi abbraccia, sorride.

“Si?”

Continua a sorridere. “Non si può solo aspettare sotto la pioggia.”

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