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Quello che non vedo

“Apri gli occhi.”

Non l’ho fatto prima e non intendo farlo ora; è da molto che me lo chiedono. E’ da molto che vivo nel buio, ma è stato necessario.

Posso sentirti qua fuori che elucubri, che cerchi di influenzarmi, di farmi aprire gli occhi. Alle volte è difficile resistere.

D’altronde, se aprissi gli occhi sarebbe la fine, mi ricordo bene l’ultima immagine che ho visto, si è impressa sulla mia retina e non è più sparita, la vedo costantemente. Se aprissi gli occhi chissà come andrebbe avanti la scena, nononononononcipensoneache.

“Apri gli occhi, una persona forte lo farebbe, sii una persona forte.”

Non sono una persona forte. Quello che non vedo non può farmi male. Non voglio stare male.

“Non si può non stare male.”

Si può provare.

“E gli altri?”

Gli altri vivranno a modo loro, io non ho intenzione di cambiare una virgola, anzi non è forse un po’ colpa degli altri se sono qua?

“Chi sono io?”

Non lo so, ma non aprirò gli occhi per scoprirlo.

“Chi sono io?”

Basta, non mi freghi. Non mi tenti, non questa volta.

“Mi riconosci quindi?”

Si. Sei quello che non vedo.

“Intendi lasciami qui per molto?”

Almeno non mi puoi far male.

“Come ti senti?”

Sto malissimo da molto, e lo sai, ma questo non c’entra niente. Stare ancora peggio se aprissi gli occhi.

“Se lo dici tu.”

Dove sei? Non fare movimenti strani eh.

“Sono dove mi hai lasciato.”

Come faccio a saperlo. Ahi! Continuo a prendere dentro qualcosa, sei tu?

“Non so, forse sono gli altri.”

Gli altri chi?

“Quelli che non vedi nemmeno nei ricordi”.

Mi stai fregando, sei tu, io lo so che sei tu, se ti ho messo li ci sarà un motivo. Qual’era il motivo?

“Dovresti aprire gli occhi per saperlo.”

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