Il Natale sta giungendo al termine ma ci sono ancora le recensioni per farvi/ci sognare!

Oggi ColonelBrom ci parla del regalo del suo babbo: Homeworld

Gli abitanti di Kharak sono brava gente. Quando infatti una spedizione trova, sperduta fra le sabbie del deserto, una mappa iscritta su pietra che indica la strada per il loro pianeta natìo, tutti i disaccordi, i dissapori, le rivalità vengono messe da parte in nome dello sviluppo di tecnologie in grado di portarli attraverso le infinite distese dello spazio, che dopo 60 anni di duro lavoro, portano alla creazione della Mothership, una immensa nave spaziale capace di muoversi nell’iperspazio.

Peccato che poi Kharak venga atomizzato.

Eh sì, perché a quanto pare si sono dimenticati di un accordo fra loro e l’impero Taiidan vecchio di 4000 anni che impediva loro di sviluppare tecnologie per il viaggio nell’iperspazio.

Evidentemente nel lontano futuro la prima risposta quando qualcuno infrange un accordo non è farglielo notare ma la nuclearizzazione immediata.

Per nostra (loro) fortuna, la Mothership in quel momento non si trovava nell’orbita di Kharak, dato che stava testando il modulo di iperguida.

E così ha inizio il viaggio dei sopravvissuti di Kharak verso il loro pianeta d’origine, e la mia responsabilità è quella di fare in modo che non muoiano malissimo nel corso del viaggio (o che ne muoiano meno possibile).

Grazie alla cattura di una delle poche navi dei Taiidan rimaste in orbita intorno a Kharak, scopriamo che la loro flotta è stata duramente danneggiate dalle difese planetarie. “Il prigioniero non è sopravvissuto all’interrogatorio, Comandante”, aggiunge il primo ufficiale. “Benissimo!”, esclamo io, mentre già mi preparo mentalmente a quando piomberemo sulla loro flotta mutilata come vendicativi falchi. Dentro di me mi sento un po’ come Bill Adama, solo meno vecchio e con una nave non altrettanto ganza.

L’abito però non fa il monaco, e infatti ciò che resta della flotta Taiidan che aveva assalito Kharak viene disintegrata, distrutta, i loro resti alla deriva nello spazio per il resto dell’eternità! “Un’eccellente vittoria, Colonnello, ma non dobbiamo distrarci dal nostro obiettivo: raggiungere il nostro pianeta natio è la nostra unica via di salvezza”, sottolinea però il primo ufficiale, distraendomi mentre sto riascoltando per la sedicesima volta Vengenace is Mine. Sempre il solito guastafeste.

Per fortuna non sono solo in questa impresa: degli omini buffi hanno deciso di aiutarmi, “ma noi Bentusi non prendiamo parte ai conflitti”. Vabbè grazie un sacchissimo eh, fatemi sapere come va con l’europarlamento, statemi bene mi raccomando eh. “Anche gli svizzeri spaziali ci mancavano”, borbotto, “Chi sono gli svizzeri, Commodoro?” chiede una voce petulante. “Stia zitto, primo ufficiale.”

Il prossimo incontro con una forma di vita intelligente che non siano i nazisti spaziali o gli obiettori di coscienza avviene in una nebulosa. A quanto pare è il luogo sacro di alcuni pazzi che parlano con una cadenza strana. Il primo ufficiale consiglia prudenza. “Ehvabbè, ditegli che non sapevamo questo ammasso di pulviscolo atmosferico fosse sacro, ce ne scusassero, prepariamo i motori e ci leviamo di torno.” Non va molto bene.


Sempre bello avere a che fare con i fanatici religiosi. Fortunatamente i motori erano già quasi carichi, nel giro di poco tempo potremmo saltare fuori da questa nebulosa e arrivederci agli zeloti.

“Ammiraglio, c’è qualcosa che non va. Siamo ancora nella nebulosa: il nostro salto è stato interrotto, e siamo circondati!”

Mia reazione

E infatti le navi degli integralisti periscono rapidamente sotto gli implacabili colpi dei miei cannoni agli ioni. Scienza 1, religione 0!

Ma le vicissitudini non finiscono qua. Per qualche motivo il mio primo ufficiale mi convince ad attaccare una stazione di ricerca che ovviamente non poteva trovarsi in orbita a, chessò, un qualunque pianetino tranquillo. No, queste teste d’uovo hanno deciso che dovevano fare ricerche su una supernova attiva, che ovviamente ha una leggera tendenza a brasare tutte le navi che non stiano all’interno di nuvole di polvere spaziale che ovviamente i miei odiati avversari hanno pensato di disseminare di mine. “Capitano, le assicuro che è un obiettivo strategico importante.” “Anche la mia sanità mentale lo è, primo ufficiale.”. Dopo un paio d’ore passate a muovere la flotta poco alla volta per evitare perdite dovute a qualcosa che non sia il fuoco nemico, riusciamo a raggiungere la stazione spaziale e a cancellarla dalla mappa spaziale.

Le cose vengono rese più semplici dal fatto che, anche all’interno del potente impero Taiidan, serpeggia la ribellione. L’amico del mio nemico non è mio amico, o qualcosa del genere, quindi alcuni di questi ribelli pensano bene di aiutarmi, e mi aiutano ad individuare il punto debole delle loro difese. Punto debole un par di cazzi, penso io inizialmente, ma evidentemente i Taiidan sono così corrotti che hanno risparmiato perfino sulla manutenzione delle reti di comunicazioni, visto che molte della fregate poste a difesa dell’inibitore iperspaziale che blocca la strada per il pianeta natio nemmeno intervengono.

Dopo aver provato a fermarmi tirando addosso alla mothership un asteroide gigante (quanto in basso sono caduti!), lo scontro finale ha luogo nell’orbita di Hiigara, il pianeta natio. “Generale, il nemico ha radunato tutte le sue forze a disposizione per quest’ultimo scontro! Stiamo registrando salti nell’iperspazio tutto attorno a noi, e l’IA della mothership si trova in condizioni critiche!”, piagnucola il primo ufficiale. “Si contenga, ufficiale. Non riesce a percepirlo nell’aria? Il nemico ha paura, e noi siamo a casa. E ora scusi, mi serve una colonna sonora adatta.”

Babbo non so chi sei ma ti voglio benissimo

 

Un altro figlio felice!